La chiesa di Santa Lucia, nota anche come della Confraternita dei Sette Dolori, sorge sul margine orientale dell’abitato di Faicchio, lungo un’antica direttrice viaria di origini sannitiche. Le prime attestazioni documentarie note sull’edificio risalgono al XVII secolo: una visita pastorale del 1616 la descrive come edificio semplice, con un solo altare e due porte, contiguo a un piccolo ospedale per pellegrini e poveri. Le notizie anteriori sono frammentarie, ma la presenza dei culti di Santa Lucia e Sant’Apollonia fa supporre l’esistenza di nuclei insediativi e cultuali già medievali di cui, tuttavia, allo stato non v’è traccia alcuna.
La ricostruzione si colloca nei primi decenni del XVIII secolo. Secondo la storiografia nel 1727, a seguito dell’erezione ufficiale della confraternita intitolata a Maria SS. Addolorata (o dei Sette Dolori), fu avviata la nuova edificazione, su suolo ceduto dai canonici della Collegiata di Santa Maria Assunta. L’inaugurazione avvenne l’8 dicembre dello stesso anno. Il brevissimo lasso di tempo intercorrente tra la fondazione della confraternita e l’inaugurazione della chiesa farebbe, tuttavia, propendere per una costruzione già cominciata precedentemente o comunque, ancora non terminata. È probabile che i lavori fossero già in corso nel 1681 quando sono documentati brevi e lettere di autorizzazione alla fondazione della confraternita. È altresì probabile che la chiesa fosse già in costruzione per altro scopo e che solo in un secondo momento cadesse nell’orbita della confraternita.
La facciata, spartita da coppie di lesene, presenta due nicchie laterali con conchiglie e due ali laterali sporgenti rispetto ai muri perimetrali dell’aula della chiesa. Al centro, il portale in pietra reca tracce di un’iscrizione dipinta allo stato illeggibile; sopra di esso si apre una finestra rettangolare con cornice in stucco, essa è stata visibilmente tamponata nella porzione inferiore.
L’aula interna è rettangolare, conclusa da un’abside semicircolare con unico altare. L’originario soffitto ligneo piano – forse originariamente arricchito da una tela centrale – fu rimosso nel 1978 e sostituito da un solaio in cemento armato, operazione documentata negli atti della Soprintendenza. Questo intervento ha comportato la perdita dell’antica copertura, anche la calotta dell’abside sembra aver perso la sua fastosa decorazione a fresco nota da una cartolina anni ’70.
Il cimitero della confraternita, attivo fino al 1880, era connesso alla chiesa; l’ipogeo sottostante, destinato al culto dei defunti, fu ristrutturato alla fine dell’Ottocento, dotandosi di un portale esterno neomedievale. Anche l’ambiente aperto a destra della facciata della chiesa era destinato alla sepoltura, come testimoniano una finestra con davanzale ornato da un teschio e una scritta solo parzialmente leggibile sulla parete di fondo che farebbe pensare all’uso dell’area come “terrasanta”.
La chiesa di Santa Lucia in Faicchio costituisce un esempio rappresentativo di architettura del Settecento nell’antica Terra di Lavoro. Nonostante i rifacimenti novecenteschi, conserva un complesso organico di arredi lignei, cicli pittorici e statue che documentano l’intensa produzione artistica locale e la penetrazione di modelli napoletani.
La chiesa di Santa Lucia è stata soggetta a vari interventi di adeguamento e restauro specialmente strutturale. Essi sono stati resi indispensabili dall’alto grado di sismicità del luogo.
Il più datato intervento effettuato in tempi recenti di cui si abbia notizia è costituito dall’eliminazione del tetto e del soffitto ligneo originari e la loro sostituzione con elementi in cemento. Da una relazione del 25 maggio 1987 (protocollo 8607) conservata presso la soprintendenza di Caserta, infatti, si evince come l’arciprete Don Gaetano Ciaburri “a propria cura e spese ha fatto demolire e ricostruire in cemento armato il soffitto della chiesa, in epoca precedente al terremoto dell’80”. Dall’esame dell’edificio si evince come il soffitto venne rifatto con elementi laterocementizi e travetti prefabbricati di cui si legge il posizionamento al di sotto dell’’attuale intonaco bianco. Una relazione del 6 novembre 1978 (protocollo n. 15508) redatta dall’ ing. Gino Cusano attesta con precisione l’entità dei lavori al tetto. Dopo la demolizione di tutta l’orditura principale e secondaria originaria si costruì un solaio c.a.p. misto del tipo a “moccia” ancorato a cordolo perimetrale in c.a. La copertura venne rifatta con analogo sistema costruttivo con sovrastante manto in coppi.
Nel 1987 si predispose un nuovo progetto che aveva come scopo il consolidamento della chiesa che presentava un preoccupante quadro fessurativo. Contestualmente si procedette al consolidamento e alla ristrutturazione degli annessi. Gli interventi, documentati dalle carte conservate presso la soprintendenza di Caserta, consistettero nell’inserimento di cordoli armati nelle murature, in iniezioni armate atte a legare cantonali e parti in fase di distacco e nella predisposizione di catene. Dal punto di vista architettonico gli intonaci esterni vennero in gran parte demoliti e rifatti come testimoniato dal computo metrico dei lavori. Nella facciata sud venne lasciato in vista il paramento in tufo e pietra calcarea. All’interno, sotto la pittura moderna, venne, inoltre, riscoperto il ciclo di affreschi del registro superiore che si decise di descialbare e restaurare. Sempre nell’aula si rimosse il pavimento sostituendolo con l’attuale in cotto.